Aggregazioni MMG

26 novembre

Preso atto che l’ASL non ha intenzione di rettificare ufficialmente quanto pubblicato dal giornale locale  in tema di medicine di gruppo ( solo a parole ha ammesso qualche dubbio) e nemmeno intende rispondere  alla richiesta scritta di chiarimenti il segretario provinciale ha deciso motu proprio di usufruire della pagina che lo stesso giornale locale mette a disposizione dell’azienda facendosi intervistare dall’addetto stampa dell’asl.

L’intervento è stato ripreso anche a livello nazionale dal sito della Fimmg

Piacenza, Argenti (Fimmg): meno accessi al pronto soccorso solo in presenza di una rete di servizi sul territorio

mercoledì 25 novembre 2015 12.01 – Province

Si può ridurre gli accessi in Pronto soccorso? E’ davvero questo il ruolo del Territorio? La sua mission? Può davvero, il medico di famiglia, in assenza di altre iniziative essere un tappo per l’utenza che ritiene più sbrigativo recarsi in ospedale per risolvere i propri problemi? Io penso di no. Gli accessi al Pronto soccorso si ridurranno quando, consolidata la modalità di presa in carico precoce delle patologie, in particolare quelle croniche, il territorio avrà creato dinamiche assistenziali differenti all’interno delle quali il cittadino si sentirà tutelato. Solo in presenza di una rete di servizi sul territorio, sarà possibile chiedere ai cittadini di fare la loro parte e di non rivolgersi al PS se non per problemi davvero urgenti e non altrimenti risolvibili. Il vero compito del Medico di Medicina Generale, è quello di ridurre i ricoveri impropri. Noi medici di famiglia,per riuscire a curare meglio le persone che si rivolgono a noi, trattiamo i pazienti con familiarità e attenzione: in questo modo si apre la porta alla fiducia della gente e si contribuisce a costruisce il corretto rapporto cittadino-sistema sanitario. In fondo medicina d’iniziativa, di cui si parla spesso ultimamente, non vuol dire soltanto chiamare il paziente per le prestazioni appropriate alla sua patologia, ma fargli capire che tu hai cura di lui. Come può l’Azienda USL rinforzare questi concetti? Secondo me completando la presenza sul territorio, più vicino ai cittadini ed in modo coordinato con i medici di famiglia, di alcuni specialisti ed alcune attività diagnostiche di primo livello. Questi specialisti devono essere utilizzati per i seguire al meglio i percorsi diagnostici terapeutici condivisi tra ospedale e territorio, attivabili per su prenotazione. Per esempio, la presenza nei diversi ambiti per alcune ore settimanali del diabetologo, del neurologo, dell’ oculista e del cardiologo, è utile e determinante per mantenereipazientiall’internodeipercorsiindividuatiedevitarequella medicina “fai da te” che contribuisce ad aggravare il fenomeno delle liste d’attesa, ed in definitiva non risolve il vero bisogno di salute dei cittadini. Inoltre perché non utilizzare le possibilità della telemedicina, ad esempio per trasmettere dalla periferia i tracciati ECG non urgenti ed avere poi il referto a disposizione del medico di famiglia? Dunque le medicine di gruppo non devono essere viste come strumento di diminuzione di accesso al Pronto soccorso: le forme di aggregazione sono importanti perché forniscono ulteriori occasioni di crescita complessiva del team: lo scambio continuo e ravvicinato tra professionisti favorisce l’apprendimento continuo e la condivisione delle conoscenze che ciascuno fa proprie durante l’attività. Occorre ricordare che gli accessi in Pronto soccorso sono per molti aspetti poco comprimibili. Abbiamo abituato da anni i nostri utenti a ricorrere nelle urgenze o presunte tali al 118 e non al curante o ancor meno al medico di Continuità assistenziale. Nonostante questo, i dati pubblicati dalla regione testimoniano che gli accessi al pronto soccorso nella provincia di piacenza sono più bassi che in altre province.
Michele Argenti Segretario provinciale FIMMG Piacenza – Fonte Libertà