Anche Severgnini sul ‘Corriere ‘ ……

Seppur vagamente romantico il noto editorialista si sbilancia a favore dei MMG (di base) ………puntini


https://www.corriere.it/opinioni/19_settembre_14/medico-famigliaunisce-puntini-8d167386-d718-11e9-ab72-4c8b2c66efe5.shtml


Una diagnosi non è gioco: richiede competenza ed esperienza. Il medico di base è in grado di selezionare le informazioni, collegarle, trarre una conclusione

entro il governo psichedelico recentemente defunto, il leghista Giancarlo Giorgetti è sembrato una delle persone più sensate. Ecco perché molti si sono stupiti quando ha detto, in pubblico: «È vero, mancheranno 45 mila medici di base nei prossimi cinque anni. Ma chi va più dal medico di base? (…) Quelli che hanno meno di cinquant’anni vanno su Internet, cercano lo specialista. Tutto questo mondo qui, quello del medico di cui ci si fidava anche… è finita anche quella roba lì».

  Scherziamo? I medici di base — condotti, di famiglia — non sono soltanto utili: sono diventati indispensabili. Una diagnosi richiede studi, preparazione, intuizione, cautela. Chi prova a curarsi da solo su Internet cerca guai. …( ……. )

  (….) Il medico di famiglia è in grado di selezionare le informazioni, collegarle, trarre una conclusione. È il primo specialista, in fondo. La sua specialità? Unire i puntini. Compito fondamentale, ai tempi di Internet (non solo in medicina: anche nel giornalismo, se ci pensate).

  Mio nonno Paolo era un medico di campagna: così bravo che da Madignano lo chiamavano a Crema e in tutto il cremasco. Almeno una volta al mese, qualcuno mi ferma per strada e mi racconta di ricordare, da bambino, «il dottor Tonghini che arrivava in bicicletta» in qualsiasi stagione e con ogni tempo. Anche suo figlio Maurizio — mio zio — era medico condotto: girava in Vespa. Un medico che viene a casa, ascolta, visita e consiglia (quali esami fare, quali non fare); che evita corse inutili al pronto soccorso; che toglie dubbi e ansie. Credo che tutti gli italiani lo rimpiangano. La cosa bella sapete qual è? Tanti giovani medici sognano di fare proprio questo lavoro. Se non glielo permettiamo, siamo una società di pazzi.e

  

Ministro non trascuri i medici di famiglia
di Daniela Minerva – su ultimo inserto Salute di repubblica


Il nuovo ministro della Salute Roberto Speranza, già nella prima riunione del consiglio dei ministri del Conte bis, ha messo sul piatto la questione dell’assunzione di nuovi medici.
Necessari come sappiamo. In questo spazio abbiamo detto già che i medici non ci sono perché non ci sono abbastanza posti (retribuiti) nelle scuole di specialità, unica porta di accesso alla professione. In questo quadro bisogna però che il ministro Speranza tenga conto di una criticità nella criticità: la progressiva estinzione dei medici di famiglia cosa che, in una sanità virtuosa centrata sul cosiddetto “territorio" che porta la salute vicino ai cittadini e fuori il più possibile dagli ospedali, è un vero disastro. Il fatto è che da qui al 2028 perderemo per strada altri 33.392 medici di famiglia, a oggi quasi impossibili da rimpiazzare giacché accederanno ai corsi che li formano solo 11.000 giovani a fronte degli oltre 33.000 dottori che andranno in pensione (dobbiamo questi dati al professor Pier Mannuccio Mannucci, già direttore scientifico del Policlinico di Milano e tra i medici più rispettati in Italia). L’accesso alla professione di medico di famiglia avviene attraverso una formazione (l’equivalente della specialità) fatta dalle regioni che rilasciano il “diploma di formazione specifica in medicina generale”. Ma, se già le borse di studio per le “specialità” sono poche e scarse, queste per i medici di famiglia lo sono ancora di più (l’emolumento mensile è circa la metà di quello degli specializzandi) per cui i ragazzi non la vedono come una buona opportunità, così i migliori vanno altrove. Non solo: sempre Mannucci ci manda i risultati di un’indagine lombarda che dimostra come mentre i giovani dottori pensano che siano la clinica e il rapporto col malato il cuore della medicina generale, chi li forma li tempesta di istruzioni amministrative e di gestione di tempi e budget. Un palese incongruo che demotiva i neodottori e induce un’idea della medicina generale ben diversa da quello che deve essere. Non stupisce che gli italiani spesso vedano dal medico di famiglia come uno che scrive ricette. Né che il sogno (peraltro trascritto in norme approvate) di una medicina che vada vicino ai malati – liberando gli ospedali dall’afflusso di persone che non hanno bisogno dei loro interventi specializzati (e costosi) – non diventi realtà.

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