Dalla stampa nazionale sui temi dello sciopero

da Repubblica 15 dic

Per difendere la sanità non bastano solo i medici

L’unica novità annunciata da Beatrice Lorenzin è la norma che dovrebbe dare via libera alla assunzione di 6 mila medici e infermieri, usando però il denaro proveniente dai risparmi. Bene. Tuttavia osservo e ricordo che per arrivare a questa decisione è stato necessario un salto a ostacoli, perché per ostinazione e testardaggine si sono persi mesi e mesi parlando di soldi da trovare dalla riduzione della cosiddetta medicina difensiva. Grazie alla compiacenza dei mass media sono state fornite, ripetute come una mantra, cifre esagerate, senza fondamento (8 miliardi, 11 miliardi, 13 miliardi…) sulla difensiva. Ma, soprattutto, si è cercato di colpevolizzare i medici intorno alla parola magica “responsabilità”. Quando si è capito che si davano i numeri a casaccio, che non si potevano minacciare ritorsioni contro i medici, che la loro autonomia e professionalità andava salvaguardata, è arrivata la marcia indietro (però sono convinto che qualcuno continuerà a sventolare lo spauracchio della medicina difensiva, usandola come un corpo contundente).

In ogni caso la scarsa attenzione del governo e in particolare del premier verso la sanità, sta determinando continui tagli (il Fondo è sceso a 111 miliardi), che hanno dato fuoco alle polveri della protesta dei medici, con 21 sigle sindacali protagoniste dello sciopero di domani.

Ma proprio qui – a mio parere – riscontro un limite. Perché se l’obiettivo è difendere la sanità pubblica per garantire migliori condizioni a chi vi lavora e per tutelare il diritto alla salute della persone, allora non basta una mobilitazione, anche se ampia, dei medici. Per dare una risposta davvero forte al disimpegno governativo verso un bene primario – come è appunto la salute – dovevano essere coinvolti gli infermieri, anche loro costretti a carichi di lavoro pesanti, rischiosi e sempre sotto organico. E dovevano essere coinvolte le associazioni dei cittadini, i quali sono le prime vittime di una sanità che negli ultimi anni ha perso colpo su colpo nei suoi capisaldi, allargando peraltro il divario assistenziale tra le diverse zone del nostro Paese. Perché quando si parla di 21 servizi sanitari è bene ricordare che non si pensa solo alla diversità di regole tra Regione e Regione, ma anche alla qualità assistenziale, molto variabile da città a città.

Comunuque se la situazione non cambierà, penso che non mancheranno altre occasioni per protestare. Sotolineo però, e a futura memoria, che la difesa della sanità (che in alcune aeree è di elevata qualità), non va delegata al protagonismo dei camici bianchi ma impegna tutti.

guglielmpepe@gmail.com