Grida (di manzoniana memoria)

L’asl trova il tempo per una grande azione promozionale con un prolisso comunicato pubblicato sui media locali 

https://www.ilpiacenza.it/attualita/ausl-presentato-il-piano-di-investimenti-sanitari-post-covid-sul-territorio.html

Tra ‘case e cittadelle’ si dedica all’immobiliare senza pensare troppo a come verranno riempite .L’importante far girare investimenti per il rilancio dell’economia. Ci vorrà comunque del tempo e nel frattempo ? La fimmg ritiene  che sarebbe importante puntare sulle aggregazioni dei mmg con lo sviluppo dei microteam. 
„L’Azienda Usl ha previsto un ingente investimento per dotare strutture e professionisti di tecnologie sanitarie e informatiche“ speriamo che qualche briciola giunga anche a noi…..

I medici di medicina generale sono chiamati deontologicamente in prima linea per la cura dei loro pazienti. Da più parti, oltre all’esperienza accumulata nei mesi iniziali di quest’anno, gli MMG di Piacenza hanno imparato sulla propria pelle i rischi del virus, con pochi DPI inadatti nella fase acuta di marzo, e senza linee guida valide. Ci siamo inventati percorsi, terapie e controlli in pochi giorni, con scarse indicazioni date dall’Azienda. Oggi, alle soglie della seconda ondata, ci troviamo un po’ più protetti, ma con pochissimi camici adatti alla protezione batteriologica; un po’ meno armati, grazie all’AIFA che ha escluso l’uso dell’idrossiclorochina per la cura; e ancora lasciati a sè stessi all’interno di una organizzazione aziendale che vede la medicina territoriale solo come Case della Salute o strutture dipendenti dall’Azienda, con un solo formare coinvolgimento della medicina generale che orbita sul territorio, per ovvie ragioni, e non in uffici e ambulatori della Casa della Salute. Degli investimenti promessi sul territorio, come strumentazione, non si parla se non ponendoli nelle Case della Salute. La cronicità è rimasta chiusa per mesi per volere dell’Azienda. Come medici ci siamo impegnati per proseguire i controlli dei pazienti diabetici, senza aspettare la riapertura, come giusto che sia. Gli altri progetti per la cronicità sono fermi al palo da più di un anno, ma di cronicità di muore, non solo di Covid. Il nostro timore, che sembra confermato dalle parole del Direttore Generale, è che la medicina territoriale di cui tutti dicono di aver bisogno, sia solo investimenti edilizi e Case della Salute, ma nelle campagne, in montagna e in città i cittadini non abitano nella Casa della Salute. L’organizzazione così forte in un solo punto di erogazione esclude interventi maggiori sul vero territorio, soprattutto ora. Abbiamo la necessità di curare a domicilio, il prima possibile, i pazienti con Covid e per farlo non serve una Casa della Salute, ma strumenti semplici come un saturimetro da lasciare a domicilio, controlli infermieristici dei parametri vitali a domicilio, maggiore integrazione con l’Igiene Pubblica per velocizzare le comunicazioni e strumenti informatici moderni, che includano anche App che possono usare i pazienti per comunicare i parametri al medico. Durante questi mesi, i Medici di Medicina Generale non sono mai stati consultati per sapere cosa servisse sul territorio per la seconda ondata, ma tutto è stato organizzato in funzione delle USCA, che sono un valido aiuto ma non sostituiscono il ruolo del medico di medicina generale nel seguire i pazienti. Ci sembra che la sbandierata medicina territoriale sia esterna al ruolo dei medici di medicina generale, perchè di fatto non abbiamo visto alcun investimento sugli MMG per permettere di lavorare meglio, più organizzati e insieme alle strutture dell’Azienda. Un errore che riteniamo grave e con conseguenze importanti anche nella qualità di cura per i nostri pazienti.