Rischio malattie di massa dipendenti Alitalia

“Il Garante dello sciopero ha lanciato un allarme sulla possibilità che i dipendenti Alitalia possano mettere in atto assenze di massa supportate da certificati medici di malattia, tali da creare gravi disagi negli aeroporti e nei viaggi aerei. Già prevediamo le infinite polemiche sul comportamento dei medici certificatori che saranno accusati di complicità rispetto a comportamenti contrari alla legge dei loro assistiti”. E’ quanto dichiara il segretario nazionale della Fimmg, Giacomo Milillo. “Noi sappiamo invece che ciò non è vero nella quasi totalità dei casi, perché il singolo medico che certifica la condizione di malattia del singolo paziente non può avere consapevolezza del fenomeno di massa cui involontariamente contribuisce, se non a posteriori, quando il fenomeno viene denunciato dai media – sottolinea Milillo – e se anche ne avesse consapevolezza, nella maggior parte dei casi non potrebbe rifiutarsi di produrre la certificazione richiesta senza esporsi a rivalse legali e deontologiche, da parte dell’assistito. Ritengo quindi cosa utile puntualizzare i principi fondamentali che dobbiamo rispettare nella certificazione. Possiamo rifiutare la certificazione richiesta se l’esistenza della patologia dichiarata può essere smentita dalla visita, non possiamo rifiutare la certificazione se la malattia riferita non ha riscontro in una visita, come per esempio un mal di testa”. Milillo sottolinea inoltre che: “La valutazione dell’inabilità temporanea determinata dalla malattia rispetto al tipo di lavoro dell’assistito, deve essere sempre considerata, ma non può essere elemento discriminante al rilascio della certificazione, perché non siamo informati in modo approfondito e attendibile, tanto da essere certi, di ciò che la mansione genericamente descritta comporta; tale valutazione, nello specifico spetta al medico fiscale dell’INPS che può anche revocare la giustificazione all’assenza qualora valuti che la diagnosi riferita o accertata è comunque compatibile con le mansioni specifiche dell’individuo, fino al punto che l’attività lavorativa in condizione di malattia non comporta rischi per l’interessato e per terze persone”.